tangerineshade
"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

An Evening With EELS @ Conservatorio di Milano – 7 marzo 2008

Una serata con gli EELS, che oggi sono solo due: Mark Oliver Everett e “The Chet” Atkins III. Una sessione intima e comunicativa, durante la quale le digressioni non distolgono il focus dalle ventidue canzoni.
Un lungo preludio costituito dalla proiezione del documentario della BBC “Parallel Worlds, Parallel Lives”, incentrato sul viaggio che Mr. E compie alla ricerca della comprensione delle teoria degli universi paralleli formulata dal padre, il genio della fisica Hugh Everett, negli anni ’50, la meccanica quantistica e la contrapposizione alla Interpretazione di Copenhagen di Niels Bohr. Ma soprattutto il percorso di un uomo che cerca di ricomporre un rapporto con un padre con cui ha potuto avere un contatto fisico solo il giorno della sua morte, per constatarne il decesso. Un padre che ha segnato la famiglia indelebilmente, con il suo genio ed il suo apparente distacco dagli affetti, dai fatti concreti.
Difficile per la totalità del pubblico poter apprezzare in pieno il valore di questo filmato, che per la sua lunghezza richiederebbe una visione tranquilla e domestica, e soprattutto una adeguata traduzione per chi non padroneggia l’idioma inglese e magari un minimo interesse per la fisica; infatti una minoranza della platea rumoreggia prima del termine della proiezione esprimendo l’impazienza di passare alla musica live, sebbene il documentario sia perfettamente accompagnato dai brani migliori degli Eels.
Ed ecco i titoli di coda, accolti con sollievo da molti, il telo si solleva ed una voce dall’aldilà che si materializza nelle casse accoglie Mark Oscar Everett sul palco, il quale si affretta a correggerla: Oliver, non Oscar! Non ci sarà solo musica, quindi, anche un po’ di teatro…

From Which I Came /A Magic World (E solo con chitarra)
Ugly Love (E solo con chitarra)

E chiede al pubblico se preferisce continuare a dissertare di fisica o se invece gradisce di più continuare ad ascoltare rock; all’ovvia reazione a favore della musica E sentenzia “take that, dad!”

Strawberry Blonde (B side di un singolo di E del ’92 – Chet accompagna alla chitarra) 
Ant Farm 
Fucker
Souljacker part I
(Chet accompagna con pedal steel e rende la versione piuttosto blues)
Elizabeth on the Bathroom Floor (Chet come di consueto suona una sega di metallo con l’arco di violino)
Climbing to the Moon (stupenda come sempre in tutte le sue declinazioni – Chet alla batteria)
My Beloved Monster
I Like Birds

Lettura di email di fan, tra cui Michelle che richiede un concerto privato in cambio di una notte indimenticabile, e quella di un appassionato australiano che riempie E di improperi, anche i più volgari, in quanto nell’unica data di Perth Mr. E si sarebbe comportato come un prick con i fan che lo aspettavano all’uscita. Quindi il roadie porta una serie di entusiastiche recensioni dei concerti precedenti che E legge con studiata alterigia, salvo rendersi conto che l’ultima si riferisce agli Eagles ed a quel punto scatta la gag “Do You even know who You work for?” rivolta al pingue collaboratore. Infine chiede a Chet di leggere un passaggio della sua autobiografia “Things The Grandchildren Should Know”, che riguarda l’incontro tra il giovane Mr. E appena giunto a Los Angeles e la sua icona Angie Dickinson (più nota come Sergente Pepper).

Jeannie’s Diary
In The Yard, Behind The Church

Secondo brano dell’autobiografia che narra l’episodio della vicina che racconta a E., appena rientrato dalle Hawaii dove si era recato per il suicidio di sua sorella, di aver visto attraverso le finestre uno spirito di donna frequentare la sua casa, episodio che Mr. E interpreta come apparizione di un friendly ghost (e peccato che non esegua mai questo splendido pezzo dal vivo), passato a dare l’ultimo saluto.

Last Stop: This Town (Chet al metallofono/glockenspiel)
I Want To Protect You
Flyswatter (versione clamorosa – da sola vale la serata – con Mr. E e Chet che si scambiano le posizioni alla batteria ed al piano senza perdere una singola percussione: quasi sette minuti da brividi e headbanging sincrono della platea)
Bus Stop Boxer
Novocaine for the Soul (E alla batteria – dove dismostra che al suo primo strumento suonato da ragazzo raggiunge vette incredibili – Chet suona una chitarra molto distorta)
Good Times Bad Times (Led Zeppelin cover – cantata da Chet con Mr. E sempre alla batteria)
Somebody Loves You
Souljacker part II (E al piano e Chet suona ancora una lama)

(Encore 1)
I’m Going to Stop Pretending That I Didn’t Break Your Heart

(Encore 2)
P.S. You Rock My World (che altro chiedere?)

In queste occasioni si rischia di essere ripetitivi nell’esprimere i commenti ed i giudizi a riguardo di un personaggio che si ama, per esibizioni che ti appagano profondamente. Basta dire che sono davvero contento che in quest’occasione siano state presenti anche due preziose persone che conosco che vivono gli Eels quotidianamente. Ne mancava una, ma la perfezione non è di questo mondo, si sa. Forse di uno degli universi Everettiani?

Riferimenti:

Parole di Viridian, Lucia e Felson
Video di Piero di Last Stop: This Town

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20 Risposte to “An Evening With EELS @ Conservatorio di Milano – 7 marzo 2008”

  1. Grande, ti sei segnato tutto o ti ricordavi la scaletta a memoria?
    non sono nemmeno dispiaciuta che non abbia fatto 3 Speed e Beautiful Blues. Perché poi scatta l’elenco di cosa mancava, e ci sarebbe voluto un concerto che includesse tutto il suo repertorio. E mi sono resa conto che qualsiasi cosa avesse suonato sarebbe andata bene. Va bene così. E’ adorabile così. Solo, dovrebbe venire più spesso 🙂

  2. “If You See Natalie” non l’ha fatta? Ce ne sarebbero di brani….
    Ma quanto è durato? Vivo sul mare e mai mi sognerei di vivere in una grande città (e la settimana prossima, sarò fisso a Milano), ma questi sono i momenti in cui lo rimpiango. Beato te e bravissimo per la recensione. Parafrasando il jingle di una nota radio: ” …..la passione si sente…”.
    Saluti,
    Addison.

  3. No Vì, non ce l’avrei fatta a ricordarmi la successione della scaletta a memoria: avevo lo schema delle serate precedenti, che pure comprendono un sacco di brani che si alternano a quelli eseguiti ieri sera, tipo:
    Grace Kelly Blues, Paking Blankets e Railroad Man come primo pezzo;
    It’s A Motherfucker come secondo;
    3 Speed (sig!)e Last Time We Spoke come quarto;
    A volte Dog Faced Boy prima di Souljacker I;
    Dog’s Life e Daisies of the Galaxy invece di Climbing To The Moon (e qui meno male…);
    I Need Some Sleep invece di Jeannie’s Diary;
    The Sound Of Fear invece di In The Yard…;
    Nei bis a volte sono comparse Can’t Help Fallling in Love (cover di Elvis) e Girl From The North Country (Dylan) oppure Blinking Lights (For Me).
    Sono d’accordo, dovrebbe venire più spesso! ;]

  4. Già Addison, oltre a If You See Natalie mi sono mancate 3 Speed, Fresh Feeling (di cui adoro la ritmica) e Friendly Ghost. E magari anche Railroad Man (che era però nel documentario). Capisco bene la tua considerazione al riguardo di Milano (spero che martedì sarai abbastanza libero da…), a proposito vieni a vedere i Band Of Horses mercoledì?
    Grazie eh, non hanno mai stabilito l’emoticon del viso arrossato, altrimente la metterei…

  5. Eh però Efil’s God l’avrei riascoltata volentieri… (e qui si comincia, ahaha)
    E se domani facessimo la follia di andare a Vicenza?

  6. Idea entusiasmente Vì, che si infrange però sulle organizzazioni pregresse del fine settimana! Dog’s Life backwards mi manca, come no… ;]

  7. Ste, mercoledì mi spieghi la tua teoria o devo chiedere udienza privata ;)?

  8. Ottimo lavoro!!ho fatto qualche ripresa della serata qualità video così così audio buono direi, se ti interessa li sto uplodando (?!) quì http://it.youtube.com/watch?v=kNjSXaArwVM“last stop this town”

  9. Bellissima recensione, come sempre 🙂
    E’ stato bello ascoltare il concerto sapendo che anche tu eri lì, vicino e sicuramente molto contento, come me!

  10. Souljacker in Milan[..] C’è un uomo la cui anima parla direttamente con la mia. A me e a quelli come me. C’è un uomo che trova le parole e la musica per far cantare il mio cuore. Il mio, e quelli come il mio. Ha la voce roca, il barbone e gli stessi occhiali d [..]

  11. Grande serata!
    e bella recensione.

  12. Perdonami, ma io Dirty Girl non l’ho sentita….

  13. Confermo Lelì! Se può essere utile qualche trasporto fammi sapere. ;]

    Grazie Piero, il tuo video è ottimo, non solo per la qualità sonora. Un notevole supporto per la memoria di questa serata!

    Ciò è ovviamente reciproco Lucia, ogni tanto al termine dei brani, specie quelli che so essere tra i tuoi preferiti, indirizzavo il mio sguardo verso di te per apprezzare la tua soddisfazione.

    Vì, come scritto da te, sei inarrivabile nella tua capacità di magnificare gli stati d’animo che scaturiscono da queste occasioni.

    Grazie Luca, ci sta bene Mr. E di fianco alla galleria dei tuoi personaggi degni di “Special Thanks”… ;]

  14. Vero, c’è Ant Farm invece di Dirty Girl, correggo, grazie!

  15. ieri ascoltavo meet the eels in cuffia andando in aeroporto e mi è sovvenuto che il concerto era proprio in questi giorni; infatti eccoti a parlare di una meraviglia. sarei venuta, if only…

  16. uff…le cattive splinder-abitudini 😉
    scordo sempre la firma

    hangitall

  17. Saresti venuta se solo…?
    Usare il verbo sovvenire è sempre sinonimo di un’innata eleganza. Molto twee, per cui ben ti si addice… ;]

  18. Leggo di ottimi momenti. Quasi quasi recupero il documentario. Ah!… Aspetto impaziente le tue note sul concerto di stasera, che per “momentaccio” non riesco a vedere. Un saluto.
    Ps.: DISCONE gli Elbow.

  19. Sì, Antonio, te lo consiglio vivamente il documentario. Peccato per ieri sera, il country boy che c’è in te avrebbe apprezzato certamente! ;]

  20. ero a parigi nella settimana sbagliata (v. commenti al post sopra)…

    hngtl


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