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"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

The Cooper Temple Clause @ Rainbow – Milano

E’ facilmente intuibile come il lunedì sera non sia propriamente la collocazione ideale per un concerto, di manic Mondays ce n’è una bibliografia completa, e anche se quella di ieri non è stata la peggiore delle giornate campali in ufficio, la brillantezza non era certo quella dei giorni migliori. Però qualcuno mi aveva raccomandato di non perdermi i The Cooper Temple Clause dal vivo, ed ogni volta che gli ho dato ascolto non ho mai avuto motivo di pentirmene. Ed anche questa occasione non costituisce eccezione alla regola, grazie anche al fatto che poter condividere l’evento con una gig-mate esemplare contribuisce notevolmente ad accrescerne la godibilità. I The Cooper Temple Clause hanno consegnato al pubblico – piuttosto raccolto ma sufficientemente coinvolto da garantire un adeguato calore – un’ora e mezza di ottimo rock declinato nelle diverse sfumature che compongono il loro suono, capace di passare dal solido e ruggente al morbido e melodico nel volgere di poche battute, pescando dall’infinità di influenze, perlopiù britanniche, che lo caratterizzano. Ricorderò distintamente Damage, Connect e All I See Is You dall’ultimo – un po’ controverso nei giudizi – album Make This Your Own, così come Promises Promises e Blind Pilots dal precedente Kick Up the Fire, and Let the Flames Break Loose, con quest’ultima ad essere l’unico pezzo della serata a risultare meno incisivo che la corrispondente registrazione in studio, ed inoltre Who Needs Enemies? dall’esordio See This Through And Leave. Mi è mancata Take Comfort, la mia preferita tra le recenti, ma al termine la soddisfazione era diffusa e palpabile, e dato che ci siamo posti alcune domande, provo a fornirne le risposte in questo trivia:

Da cosa deriva il nome del gruppo?

Non esiste una risposta univoca e certa, ma la cosa più probabile è che le radici vadano ricercate nel luogo dove il gruppo di amici di cui facevano parte i componenti del gruppo in gioventù era solito ritrovarsi nei pressi di un garage di Reading, “The Cooper”, divenuto in seguito “The Cooper Temple” in funzione della pagana sacralità del luogo. Il nome definitivo è arrivato per assonanza con un atto storico del parlamento inglese nell’ottocento, il Cowper-Temple Clause, la clausola di Cowper-Temple, che si pronuncia più o meno come Cooper Temple.

Quali sono le maggiori influenze del gruppo?

Vengono riportati gli At The Drive In ed i Biffy Clyro (per quanto riguarda il lato più ruvido), nonché Blur ed Oasis (il modo di cantare alla Liam Gallagher in effetti è parso evidente in almeno un pezzo). Noi avremmo detto anche The Stone Roses, con grande soddisfazione.

Who’s who? Quali sono i loro nomi?

Benedict “Ben” Gautrey è il cantante principale (al centro del palco), nonché teorico frontman; è colui che ha auspicato alle squadre milanesi di calcio una settimana vincente in Champions League (scongiuri del caso) perché essere perdenti non è bello, come sanno bene loro, tifosi del Reading (che per la prima volta nella sua lunghissima storia – dal 1871 – gioca quest’anno in Premiership e non se la cava affatto male, al momento è settima…); al termine del set ha anche auspicato di riverderci presto, ma con tanti bambini in più nel frattempo. Grazie, io ho già dato, e anche chi era attorno a me pare abbia cortesemente declinato l’invito…

Tom Bellamy è quel tipo che nel mezzo del concerto si è fatto una passeggiata in mezzo al pubblico imbracciando la chitarra elettrica, passandomi di fianco e rassicurandomi con un sorriso, per giungere alla consolle audio e chiedere una modifica prima di lanciarsi in All I See Is You; multitasking, dato che si occupa anche di elettronica, campionamenti, basso e quant’altro, forse è lui il vero frontman, oltreché notevole pezzo di ragazzo (come confermato da chi mi stava a fianco);

Daniel Fisher è il chitarrista/bassista che stava sulla destra del palco;

Keiran Mahon è il tastierista che talvolta diventa chitarrista aggiunto o bassista di supporto (il basso in passato era prerogativa di Didz Hammond che l’anno scorso ha amichevolmente lasciato il gruppo per unirsi a Carl Barat nei Dirty Pretty Things) ;

John Harper è l’unico che pare avere un compito ben definito, ovvero percussioni;

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14 Risposte to “The Cooper Temple Clause @ Rainbow – Milano”

  1. alcuni appunti sparsi.
    – who needs enemies? su tutte, con ben, sigaretta in mano, che si strappa le corde vocali. stupenda davvero.
    – concordo su blind pilots. all’interpretazione un po’ scialba, nel mio caso, devo aggiungere anche una ragazza alla mia sinistra (aveva la maglietta a righe mi pare) che continuava a parlare…. uff… 🙂
    – tom bellamy è uno di quelli che davvero ti fa fare qualche domanda sulla tua eterosessualità.
    – colgo l’occasione all’accenno calcistico per ricordare, stesso locale, un paio d’anni fa la fantastica uscita di win butler degli arcade fire alla vigilia di milan-liverpool: “i met some guys from liverpoll the other night. they told me they’re gonna fuckin’ destroy you”. un mito.

  2. come al solito prendo spunto;)
    (vedo nella weekly fountains of wayne e sorrido) ti ho scritto un pvt.
    p.

  3. L’anonimo nn lo ammetterà mai ma ad un certo punto del concerto ha dato del tamarro a Bellamy (Tom) :), inoltre mi ha vietato di fumare perchè non sono una rockstar… Monte, speriamo che Ben (che a mio personale giudizio batte Bellamy Tom 10 a 0) non porti sfiga …maybe a giovedi, spero di essere un po’ più in forma di ieri! bacio.

  4. Oh, grazie di avermi risolto l’enigma di associare i nomi ai volti!

  5. A. me la sto risparando a ripetizione, entrerà nel novero delle mie preferite in assoluto e non so perchè non sia avvenuto prima. Oh, davvero, che palle quella ragazza e poi continuava a passare avanti ed indietro con delle birrette in mano… ;]
    Ritengo giusto riconoscere il fascino maschile, e non ho timore di espormi ai dubbi sull’integrità, per quel che conta.
    Simpatico Butler, eppure non ho potuto gioire per quella débacle storica, neanche se all’intervallo un vicino fenomeno aveva pensato bene di intonare un “non vincete mai” rivolto a noi cugini deleritti, salvo passare al silenzio più assoluto nel giro di alcuni minuti del secondo tempo.

    Beh, ha ragione Lelì-con-la-maglia-a-righe-orizzontali, è un BEL tamarro, nella accezione più positiva del termine. Non penserai davvero che oserei contraddirlo, vero? ;] Tranquilla, essere in forma il lunedì sera non è una prerogativa di noi comuni mortali, a giovedì!

  6. no, lo so lo so….ho ancora un po’ dei vostri cuoricini attaccati al mio maglioncino a righe very indie (vero? eh?very indie!vero??vero?? :))

  7. ah, nel ringraziare ancora lelina per la splendida presentazione che ancora rimbomba tra le pareti del rainbow, colgo l’occasione per un piccolo errata corrige: il locale in cui gli arcade fire gufarono era il transilvania.

  8. Avete finito di darmi dell’alcolizzata e della rovina concerti in pubblica piazza?? Se mettono un cartello con la mia foto”io non posso entrare” su tutti i locali di milano vi vengo a cercare eh! 🙂

  9. Grazie per le FAQ, davvero notevoli e utili. E grandi Cooper.

  10. ciao, complimenti x il blog, molto carino e anche i contenuti 😉 A presto!

  11. Voglio solo dire una cosa, che darà un apporto decisivo al tuo post e un valore aggiunto alle informazioni sul gruppo. E questa informazione fondamentale è: Tom Bellamy è un signor gran figo.

  12. A proposito di Tom Bellamy, pare che anche i suoi boots siano diventati oggetto di venerazione:

  13. Ciao!
    Ma quand’e’ che Bellamy s’e’ fatto il giro nel pubblico durante il concerto???perche’ mi sa che non se n’è accorto nessuno!

  14. E’ avvenuto prima di All I See Is You, come scritto, circa a due/terzi del concerto. Noi non avremmo potuto non accorgercene perchè ci è passato di fianco. E’ sceso alla destra del palco guardandolo, se eri dalla parte opposta e magari nelle prime file difficilmente avresti potuti notarlo.


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