tangerineshade
"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

The Honorary Title

Ti sentirai solo. In tanti me lo dicono. E probabilmente hanno ragione. Ma io sono pronto. A sentirmi un po’ più solo. Indi(e)pendente. Mi sarò fatto condizionare dalla nostra amata musica, dallo zeitgeist che spinge in questa direzione. Ma è quello che voglio, adesso.

Vivo l’ultimo atto ufficiale di una mezza vita passata seguendo uno schema prefissato con lo spirito leggero di chi ha un futuro diverso che lo aspetta, diverso per scelta propria. Nessuno può dirmi ora se la scelta è corretta, ragionevole (non lo sembrerebbe di primo acchito), adeguata. Posso solo leggere nei loro occhi, quelli di chi viene edotto, la sincera contentezza di sapere che sto facendo ciò che dovrebbe rendermi felice. Tanto basta.

Nero o rosso, pari o dispari, la giocata non è poi troppo rischiosa. La pallina può rimbalzare impazzita e lasciarti in braghe di tela, ma – sarà che sono ottimista di natura – mi vedo di più a lasciare la mancia al croupier, come quella volta del pieno al Ceasar Palace.

Migliaia di volti si sovrappongono, si susseguono, è un caleidoscopio che attinge a più di vent’anni di storia, spesso entusiasmante, talvolta drammatica, ma almeno per il momento non butto niente nel cestino, ed il cordone ombelicale non viene ancora reciso.

Luci e velluto, forme e colori, creatività omologata. Niente però può nascondere l’evidente crisi di identità della nostra società. E la sensazione è quella che il baricentro si stia veramente spostando sempre più ad ovest, passando la linea del cambio di data, proseguendo quel cammino intrapreso millenni fa a partire dalla Mezzaluna Fertile quasi ad assecondare il movimento rotatorio del nostro pianeta. E per citare ancora una volta Yoshimi dei Lips:

You realize that life goes fast
It’s hard to make the good things last
You realize the sun doesn’t go down
It’s just an illusion caused by the world spinning round

Viaggiare di notte in metropolitana in una città aliena ha sempre un fascino senza uguali. La cartina impressa in mente, contare le fermate, lasciare che le immagini scorrano via nella visione periferica. Un ragazzo dai lineamenti mediorientali e gentili, quasi regali, che si siede di fronte nel vagone mezzo vuoto. Le sue cuffiette diffondono quello che è senza ombra di dubbio l’ultimo album dei The Shins. “Wincing The Night Away is perfect for a night tube ride, isn’t it?” Il suo viso si trasfigura per lo stupore e l’occorrenza di un fatto inaspettato, virando infine verso il sospetto. Mi rendo conto di avere un aspetto poco probabile ai suoi occhi, e solo un ampio sorriso ma soprattutto una veloce spiegazione riesce a rasserenarlo.

U Bahn

“Entschuldigen Sie mich bitte, in welcher Richtung ist Müllerstrasse?” domando con grande impegno ad un passante attingendo al mio limitato repertorio di tedesco, e questa volta la sorpresa è mia quando l’esaustiva risposta arriva in un italiano cristallino. Ci incontriamo e ci riconosciamo ovunque.

Lei è una ex-modella, avrà un paio d’anni meno di me. Le rughe di espressione intorno ai suoi occhi di ghiaccio lo stanno a dimostrare, perché se fosse solo per il suo corpo, non le darei certo più di trent’anni. Parla in italiano e piuttosto bene, ma l’accento teutonico, al contrario di quello francese, mi ha sempre smontato, anche all’epoca delle prime inesperte esperienze adolescenziali. Dopo un relativamente breve preambolo incentrato sui classici argomenti generici inizia a decantare con dovizia di particolari le proprietà taumaturgiche di una sana doccia calda dopo un’intensa giornata lavorativa, l’esaltazione dell’intimità del suo accogliente appartamento e altre amenità del genere. La mia salivazione aumenta a dismisura perché mi ricordo bene dove hanno portato discorsi analoghi in passato, e la parola “doccia” usata in privato è una sorta di password. Ma potrebbe anche essere una semplice provocazione e quindi decido di attuare una manovra evasiva, sia perché rimarrei un po’ deluso se così fosse sia perché preferisco evitare di trovarmi di fronte a scelte complicate, col rischio che la componente inguinale del pensiero possa prendere il sopravvento …

Basta sproloqui, tornando ho trovato un altro bel disco, Ten New Messages dei The Rakes, ed una bella traccia, Untouched And Intact dei The Honorary Title, che avevano già solleticato le mie orecchie quest’estate con Frame By Frame. Anticipa il secondo album del gruppo che ha ereditato il batterista dei The Format e che suona un indie ammiccante da costa est.

Untouched And Intact mp3

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14 Risposte to “The Honorary Title”

  1. curioso. ho parlato oggi di metropolitana, commentando una ragazza che non la riesce a prendere e di quanto io ne sia, invece, inspiegabilmente attratta. è una delle prime cose che “provo” nelle città.

    a proposito (a proposito di che non lo so) conosci e se sì, che ne pensi degli husky rescue e del loro nuovo album?

    (qualunque cosa sia, ammirazione, incoraggiamento e abbraccio per la prima parte del post, che mi sembra suoni bene… 🙂

  2. A proposito di buona musica, mi era piaciuto molto Counrty Falls, con City Lights che aveva fatto la parte del leone ed era rimasta a lungo nelle playlist. Di conseguenza mi sono buttato su Ghost Is Not Real con foga ed aspettativa troppo elevata. Inevitabile quindi il raffreddamento, anche se Diamonds in The Sky è un bellissimo pezzo e una revisione a distanza di tempo ne esalta le indubbie qualità. In questo genere tra i preferiti insieme a Royksopp (che sono però un po’ più movimentati) e naturalmente Air. Starebbero bene in una colonna sonora di Sophia Coppola.

    Mi è apparsa in tutta la sua evidenza la enorme differenza tra Monaco e Milano, due città in teoria dal taglio simile. La miopia di decine di amministrazioni locali e nazionali ci relega all’età del bronzo dei trasporti pubblici. Ma il fascino di questi tubi resta immutato, anche qui dove ne abbiamo solo tre…

    Infine, sei una carissima persona. Ti ringrazio nuovamente, per questo e per quell’auspicio. ;]

  3. iniziando dalla fine: grazie!

    io ho fatto lo stesso paragone fra monaco e la mia torino. pari numero di abitanti e, allora (tre anni fa) nessuna linea metropolitana (ora abbiamo proprio una linea. un pezzettino piccolo e dritto, ma almeno si sta muovendo qualcosa)
    però c’è una cosa (sperando in questo senso, sì, che non cambino le cose) per cui non ho invidiato monaco. il giorno del corpus domini (non so se la domenica o in altre festività accada) nel centro città gli altoparlanti diffondevano la messa per strada!

    il mio vantaggio è stato partire dal secondo e andare a ritroso. quindi non ho avvertito un passo indietro ma ho “amalgamato” il tutto.
    (mi piacerebbe molto “fare” le colonne sonore dei film. ogni tanto nei “film” che mi faccio in testa, invento e mi immagino le scene accostandole ad un preciso tema/brano musicale)
    approvo la scelta coppola 🙂

  4. queste parole sono la dimostrazione che le linee d’ombra non si attraversano solo da ventenni.
    io (o forse dovrei dire il mio stomaco) me ne ricordo almeno un paio davvero importanti e so bene come ci si sente. in bocca al lupo, con tutto il cuore.

  5. Ti leggo sempre volentieri. Queste parole di oggi mi emozionano. Un po’ perchè è così e basta, un po’ perchè credo di capirle.
    Ti auguro che la pallina rimbalzi e si fermi dove vuoi tu.

  6. Grazie Luca, davvero. Non ci conosciamo granchè ma qualcosa mi dice che abbiamo molte basi comuni.

    Antonio, crepi il lupo, e grazie. Mi hai dato parecchio in questi tre anni e, lo dico senza alcuna retorica, un po’ di quello che sono oggi lo devo anche a te. Non solo in senso musicale.

    Elena, si intuisce nei tuoi post che spesso c’è una colonna sonora, al di là dell’evidenza del titolo. E se la si potesse ascoltare, diverrebbero ancor più dirpomenti. Forse un podcast potrebbe essere la soluzione, aggirando anche i problemi legati al copyright. Nel caso, se dovesse servire… ;]

  7. ebbene: mi sono sottoposto ad ascolti ripetuti e continuati (auto-cuffia-live k 701) di alcuni dei cd che mi hai proposto da queste musicali righe, e mi sembra di potere dire che i geni musicali dell’ultimora siano The Shins. Però suonano “troppo” bene e sofisticati, ci dev’essere qualcuno che li consiglia bene (avevo pensato a brian eno ma non lo vedo scritto da nessuna parte sul cd). Seguono gli Arcade Fire, barocchi (genesis-like) elettrici ma non troppo (cranberries-style) psichedelici (pink floyd-mode). E poi, sul terzo gradone del marmoreo podio, The decemberist. Le mie orecchie dissero 🙂

  8. Direi che è una perfetta sintesi Antonio. The Shins in effetti crescono, crescono, crescono e si adattano a tutte le situazioni, lavoro compreso (ringrazio le tastiere che incorporano i tasti di controllo dei players consentendo di interrompere agevolmente l’ascolto all’occorrenza…)

  9. Molto interessante questo “sproloquio”… sarà perchè anche io sto pensando di farmi un giro…al casino’… ; )
    Pollice alzato quindi, in mezzo a sempre ottime “note”.

  10. la vita è mutamento, spesso fuori da ogni apparente logica. e sarà buona cosa, poichè non può essere che così. 😉

  11. Grazie del tuo buon auspicio Shatzy, mi verrebbe da dire: “altrettanto”! ;]

    Mi fa piacere che lo sproloquio non ti abbia annoiato Cid, e che le note siano risultate buone. Per quanto riguarda il casinò: 7. Era quello il numero magico. Chissà, magari funziona ancora… ;]

  12. “Nessuno può dirmi ora se la scelta è corretta, ragionevole (non lo sembrerebbe di primo acchito), adeguata. Posso solo leggere nei loro occhi, quelli di chi viene edotto, la sincera contentezza di sapere che sto facendo ciò che dovrebbe rendermi felice. Tanto basta.”
    A questa frase posso solo aggiungere che le scelte, eventualmente, le sbaglia solo chi ha il coraggio di farle. Ovviamente ti auguro di non stare sbagliando

  13. Grazie Barto. :]
    E pensare che, tendenzialmente, non sono mai stato un amante del rischio. Ma, come sottolinei giustamente ed implicitamente, a volte è molto peggio lasciarsi vivere per evitare di fare delle scelte.

  14. Mi associo a quanto scrive Bartolone. Da queste parti c’è un detto che mi convince da sempre: chi non fa, non sbaglia.
    In bocca al lupo, qualunque sia la linea di demarcazione che hai deciso di attraversare.


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