tangerineshade
"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

The SLIP

The SLIP - Eisenhower

Non ho ancora capito come funziona il meccanismo che mi spingere a scrivere di un disco. Di alcuni dei dischi che più ho ascoltato non ho mai nemmeno accennato, ultimo dei quali il nuovo dei The Shins, Wincing The Night Away, che migliora di passaggio in passaggio. Ma anche Beck ha subito la stessa sorte, e solo il concerto al Rolling Stone mi ha indotto a citare Sam’s Town dei The Killers. Del resto è il bello di questi spazi senza la benché minima aspirazione di rappresentare qualcosa di definito, e nelle intenzioni avrei voluto condividere idee ed impressioni anche su pellicole e libri, ma la musica alla fine ha spontaneamente preso il sopravvento. Assecondo questo spirito libero almeno qui, uno dei contesti dove non si rischia nulla a lasciar correre l’assenza di regole. E da un pezzo risiede sull’HD un disco interessante di cui mi ero ripromesso di riportare: Eisenhower dei The Slip.
I The Slip sono un terzetto di Boston. Ecco qui già mi fermo ed apro una divagazione cestistica. Terzetto di Boston mi richiama alla memoria quella che probabilmente è la miglior front line che sia mai apparsa sui parquet del mondo: Larry Bird, Kevin McHale e Robert Parish. Dicesi front line il pacchetto di giocatori che costituisce la batteria di lunghi, ovvero quelli che solitamente giocano nei pressi del canestro, ed in quanto tali sono spesso caratterizzati da potenza (espressa in altezza e stazza più forza muscolare) e per contro meno dotati di velocità, eleganza e talento che normalmente abbondano tra gli esterni. Ma quell’epico trio – definito anche The Big Three – incarnava invece tutte le qualità descritte, e nei primi anni ottanta consentirono ai Boston Celtics di vincere titoli NBA a ripetizione, anche contro avversari altrettanto leggendari come i Lakers di Magic Johnson. Il caso ha voluto che nel 1980 abbia avuto l’onore di conoscere di persona Kevin McHale, nella palestrina secondaria del Palalido, durante gli allenamenti dell’allora Billy Milano. McHale aveva terminato l’università ed era divenuto prima scelta dei Boston Celtics; le trattative per il contratto – che già a quell’epoca non aveva nulla da invidiare alle più celebrate star calcistiche odierne – avevano preso una piega poco gradita al gigante del Minnesota, che aveva quindi minacciato di giocare in Europa per un anno, in modo da svincolarsi e diventare free agent, ovvero libero di negoziare con qualsiasi squadra ed il suo arrivo in Italia era funzionale a rendere più credibile questa minaccia. Quei pomeriggi di settembre non li scorderò molto facilmente, anzi, è molto probabile che non li scorderò affatto.
Riaffiorano infatti ascoltando tre musicisti che probabilmente al Boston Garden, quel palazzetto inglobato nella North Station della città del New England con il parquet intrecciato in modo unico a formare grandi quadrati, si saranno recati spesso, a respirare quello spirito di Fightin’ Irish che ha caratterizzato l’epoca d’oro dei Celtics. I The SLIP si definiscono avant-rock, ed io non ho ben compreso cosa dovrebbe significare; forse un suono eclettico, abbastanza lontano da uno schema prefissato. A me in alcuni aspetti ricordano i Guster, che non a caso provengono dalla stessa città. La prima parte del disco è convincente, ed inizia proprio con il brano più significativo dell’intero LP: Children Of December. Eisenhower arriva dopo dieci anni di attività del gruppo ed alcune pubblicazioni che hanno lasciato impronte molto lievi, ed in ogni caso pare che il suono si sia evoluto negli anni, non senza le influenze di realtà come Wilco, The Flaming Lips, Built To Spill e, recentemente, Explosions In The Sky e Tortoise. La strada è quella giusta.

Children Of December mp3

Even Rats mp3

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8 Risposte to “The SLIP”

  1. Ho letto questo post avendo come sottofondo Closing Time di Tom Waits… è stata un’ottima scelta…come quella di fare un salto qui! mmm… quasi quasi gli do un ascolto a questi The Slip…bye!

  2. due considerazioni: la prima è che spesso si scrive di musica che ci fa piacere segnalare agli altri, che magari è poco conosciuta o difficilmente raggiungibile. Non ho scritto neanche io di dischi che mi sono molto piaciuti ma che hanno venduto un putiferio di copie. La seconda considerazione, l’avevo già scritto, che dovresti fregiarti del titolo onorario di doc.prof. 🙂

  3. Credo che da un punto di vista cestistico gli anni 70-80 siano stati il picco assoluto, un po’ come per la musica lo è stato il periodo 67-72. Dei Lakers citerei anche Abdul-Jabbar.

    Gli Slip me li segno volentieri. Indagherò.

  4. Mercoledi…..Noel…..Svengo…..anzi sono già morta……..

  5. Grazie Alisa, sì, penso che siano compatibili con i tuoi gusti.

    Sono totalmente d’accordo Antonio, fotografia perfetta. E grazie per la seconda, ma sono poco cattedratico. Preferisco i corridoi… ;]

    Giusto rilievo Bluto, Kareem ha avuto grandissimi meriti. Ed ha scritto anche un libro tutt’altro che disprezzabile (Brother In Arms)!

    Lelì, chiedigli di Bernardo Corradi, vedrai che presterà attenzione… ;]

    Saluti, mi attente una trasferta nelle lande dei Radio Dept. e Josè Gonzalez, statemi bene.

  6. Tutt’altro che disprezzabile anche una sua interpretazione in L’aereo più pazzo del mondo

  7. Ah, te en vai in Svezia? Buon viaggio!
    E che bello aver consociuto McHale!

  8. The Chief. Che ricordi…avendo passato ore e ore sotto le plance e in mezzo ad appuntiti gomiti, era uno dei miei idoli. Fu soppiantato nel “sancta idolarum” dal più grande pivot degli ultimi quindici anni (parere personalissimo). Hakeem The Dream. Questo, il basket. Per la musica….THANKYOUSOMUCH!! per tutto….


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