tangerineshade
"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

Lambchop

Tempo fa avrei scritto, su quello che allora era un blog che toccava argomenti personali, di quanto stupefacente sia stata una settimana – che avrebbe dovuto essere essenzialmente lavorativa – passata tra Danimarca e Norvegia. Scrivere di quanto suggestivo fosse stato risalire l’Øresund e poi lo Skagerrak in nave, cogliendo l’occasione di fare un pellegrinaggio purificatorio ad Helsingborg in Svezia lungo la rotta (chi ha dimestichezza con le vicissitudini di un interista può comprendere cosa intendo). Annotare di un arrivo ad Oslo percorrendo il suo lungo fiordo nella bruma mattutina, ammirando la costa frastagliata e costellata da case di legno variopinte. Descrivere una Lillehammer, sede olimpica nel 1994, diversissima da qualsiasi località montana visitata in Europa ed in America, un po’ burbera e molto rurale, ma che dalla vetta del trampolino olimpico può anche apparire piacente, non fosse che per quel lago lungo 120 kilometri. Stigmatizzare la discesa nella pista olimpica di bob a 110 km/h, 70 secondi con picchi di 4 g positivi, e la seguente cena a base di spezzatino di alce in un tepee che lì sostengono di aver inventato loro. Elogiare le tre esuberanti guide argentine che fanno ascoltare i Babasonicos ed i Molotov ai clienti che trasportano sino al punto della partenza del rafting nella valle di Heidal e che guidano con estrema disinvoltura sui passaggi IV+ del fiume Sjoa. Sottintendere le cose che hanno in comune l’interprete russa con la passione per Milano e Maria Sharapova. Ammiccare a riguardo del delegato russo con il passato di Spetsnaz in Afghanistan e Cecenia ed al suo inconfondibile tatuaggio seriale sul polso sinistro. Riferire di troppi brindisi con “toast control” (d’un fiato e senza gocce residue nel bicchiere) ammorbiditi almeno dalla qualità della vodka e delle uova di salmone. Enfatizzare l’incanto di una notte senza buio ammirata da un pub dalle pareti trasparenti abbarbicato sul tetto dell’edificio più alto.
Ma qui di spazio per i soggetti personali ce n’è poco, non fosse altro che per evitare di ritrovarsi nelle stesse imbarazzanti situazioni, ed essendo il tema dominante quello relativo alla musica, non resta che sottolineare il brano che ha accompagnato queste giornate un po’ aliene.

Lambchop – Paperback Bible mp3

Damaged, l’album di cui costituisce la prima traccia, uscirà ad agosto. E’ un disco molto sofferto, scaturito dalle dolorose esperienze vissute da Kurt Wagner, mente ed anima del gruppo di Nashville, nel recente passato. Paperback Bible si eleva dal resto dei pezzi, pur altrettanto pieni di poesia ma che nel complesso richiedono un ascolto paziente e dedicato.

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8 Risposte to “Lambchop”

  1. Trovo comunque splendido il modo in cui descrivi i posti citati. Davvero. Sui Lambchop preferisco pronunciarmi dopo aver ascoltato qualcosa. Ciao. Blutarsky

  2. smack da hint

  3. babyboomer fortunato…quattro segnalazioni al volo: eels (live), carillon, chitarrine ed un incredibile drum session disco in un brano. però dipo un pò annoia. pet shop boys: pieno pieno di citazioni, e di discomusic elettronica anni’80. di compagnia, fa tamburellare le dita sul volante.
    hall&oates soul pop in bianco e nero, un cd sorprendente. per finire mark knopfler & emylou harris (all the roadrunning) pensato col cuore, la milza, il fegato, suonato con tutti gli organi interni, colpisce tutti i sensi.
    ciau.a.

  4. Bluto sei troppo indulgente con me 🙂 grazie. Se mi sono fatto un’idea del tipo di dischi che suscitano la tua approvazione, dubito che Damaged sia tra quelli.

    Hint, baci contraccambiati, non dovevi tornare in Italia in questo periodo o mi sbaglio?

    A. grazie delle dritte, tra le quali la prima sicuramente è certamente apprezzata, avendo avuto il piacere di ascoltarli live al Conservatorio (e Mr.E avrà la mia eterna ammirazione).

  5. i lambchop mi ricordano una crisi sentimentale gravissima e sfoghi conseguenti al povero ale con “is a woman” in sottofondo.
    nonostante ciò, una grande band che mi farà piacere riscoprire, ora che… insomma… va un po meglio. 🙂
    come al solito, grazie.

  6. Eheheh, meno male Antò. In effetti Wagner si concilia particolarmente bene con gli stati depressivi, e purtroppo c’è sempre qualche motivo ad alimentarli.
    Figurati, è un piacere. E sto sempre lavorando col ratio per quel discorso là. Mi mancano ancora 3 giga e passa. 😦

  7. è così difficle trattenersi… 😉
    monotono


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