tangerineshade
"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

Belle & Sebastian @ Rolling Stone – Milano

Mi aspettavo un grande concerto e di grande concerto si è trattato. Tecnicamente. Perché non c’è nulla da obiettare alla performance degli 8 componenti che sono saliti sul palco, così come alla verve comunicativa di Stuart Murdoch, il più-che-frontman del gruppo, che si è addirittura prodigato per trovare una improvvisata interprete pur di comunicare meglio col pubblico (peccato che l’effetto ottenuto sia stato quello contrario, ma è l’intenzione che conta). Eppure… Eppure non ho provato alcun brivido, nessun sussulto e, pur avendo apprezzato la generosa esibizione, ciò che mi ha procurato le sensazioni più positive è stato l’aver ritrovato tante conoscenze di blog, alcune delle quali non incrociavo da quasi un anno e mezzo, ovvero il concerto dei Kasabian del gennaio 2005 (quello sì mi aveva elettrizzato). Un distinguo è necessario: sicuramente il genere musicale dei Belle & Sebastian non è forse il più congruente ai miei gusti personali, essendo il twee pop ai confini delle mie preferenze, e quindi il mio è un giudizio del tutto parziale, tanto è vero che ho letto nei volti di chi è decisamente più estimatore di questo gruppo la totale soddisfazione, sottolineata da apprezzamento per il costante miglioramento della resa live della migliore band della storia scozzese (investitura ufficiale arrivata l’anno scorso) nel corso degli anni.
Per quanto mi riguarda i passaggi che hanno stimolato la produzione di endorfina sono stati il secondo ed il terzo brano dell’esibizione, entrambi tratti dall’ultimo album The Life Pursuit, Another Sunny Day e Funny Little Frog, quindi l’apice del set con la antesignana If You’re Feeling Sinister (in una splendida versione con due chitarre acustiche + violino e violoncello), passando per White Collar Boy e For The Price Of A Cup Of Tea, sempre dall’ultimo LP, sino alla conclusiva e fuori scaletta The Boy With The Arab Strap.
Qualcuno ricorda con piacere anche Song For Sunshine, se non altro perché le molecole di tetracannabinolo disperse nell’aria del Rolling Stone (o almeno nella zona dove eravamo noi) raggiungevano il loro picco durante quella esecuzione, peraltro appropriata.
E se devo recriminare per un pezzo che mi è mancato, lo faccio per If She Wants Me, quello che preferisco in assoluto nel loro repertorio.

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11 Risposte to “Belle & Sebastian @ Rolling Stone – Milano”

  1. il mio preferito è stato per un sacco di tempo “like dylan in the movies”, ora non ti saprei dire.
    Bello rivedersi ieri, davvero! baci

  2. “Eppure… Eppure non ho provato alcun brivido, nessun sussulto …”
    questo è quello che mi viene sempre in mente pensando ai b&s. anche su disco.
    un saluto.
    ps. vai agli yeah yeah yeahs? io ci sto penzando seriamònt.

  3. Confermo quanto detto da Wildside: i B&S non mi fanno né caldo né freddo, sebbene siano talentuosi e bravi. Blutarsky

  4. io li ho visti qualche anno fa a roma e anche a me diedero le stesse sensazioni. cioè concerto perfetto, ma nessun brivido. e comunque furono molto più coinvolgenti i rapture che aprivano.

  5. Mi fido e non andrò a vederli. Non che avessi chissà quali aspettative sul loro impatto live, ma usi proprio le parole che temevo: “non ho provato alcun brivido, nessun sussulto”…

  6. Comprendo facilmente Roby, del resto If You’re Feeling Sinister rimane l’album migliore. Avrei dovuto aggiungere Dog On Wheels e i relativi fiati negli highlights…

    Antò penso di sì, anche se Show Your Bones non è che mi abbia impressionato, ma Karen O resta una delle vocalist migliori a disposizione, quindi… Ci sentiamo per conferma?

    Bluto, capisco, ma If She Wants Me, anche per ciò a cui era correlata, a me aveva lasciato il segno…

    Ci credo cinemadeserto, i Rapture mi piacerebbe davvero vederli, tra l’altro dovrebbe essere in uscita il nuovo LP, ed il singolo W.A.Y.U.H. promette bene!

    Rudi, terrei ben in evidenza i Flaming Lips a Ferrara, il primo luglio, tu che sei relativamente vicino…

  7. confermo confemissimo… a dopo. 🙂

  8. il mio era uno di quei volti su cui si leggeva piena soddisfazione? :DD
    la performance di prendere qualcuno dal pubblico affinchè traduca è “da copione” e francamente pensavo che questa volta non l’avrebbe fatto più, stuart.
    nelle date milanesi ho trovato la band decisamente più formale di quando li ho visti al vox e a ferrara, ma pur sempre divina!
    penso di aver dormito con funnylittlefrog nelle orecchie il 24 notte.
    la mia preferita? jonathan david, al momento.
    bello rivedervi. vi aspettiamo da queste parti a suon di lasagna e tortelli ;))

  9. Certo Anna, direi che il tuo era il più espressivo al riguardo. Grazie per il link sul significato di “frog in the throat”. Avevo cercato spiegazioni circa il senso della canzone ma pare che ci siano grosse discordanze al riguardo, da una relazione immaginaria ad una metafora della vita in una band, c’è persino chi assicura che è dedicata alla SS Maria. Grazie anche dell’invito che speriamo di poter tradurre in pratica! ;]

  10. Anche io ero tanto felice! Per me è vero che non sono esattamente la band più sanguagna della storia, però l’intensità che serve, cioè poca, sanno sempre mettercela. questo è il mio parere assolutamente parziale 🙂


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