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"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

Stereophonics @ Rolling Stone – Milano

Stereophonics

Probabilmente è stato un evento un po’ troppo last minute, non era pianificato in anticipo e siamo arrivati a concerto già iniziato perché, secondo la migliore tradizione di Murphy, puoi avere aspettato un sacco di volte concerti che iniziano in ritardo ma quando sei tu ad essere – leggermente, giusto 15 minuti – in difetto sull’orario stabilito, beh, è naturale che quella volta il gruppo si presenti sul palco preciso come il trenino dello Jungfrau. Pazienza, dopo aver raccattato un paio di biglietti di dubbia provenienza ci fondiamo all’interno, giusto per essere accolti con l’attacco di Vegas Two Times.
Era facilmente prevedibile che il contrasto tra il concerto di sabato, con le sue orchestrazioni raffinate, e quello di ieri sera sarebbe stato stridente, a tutto discapito del rock genuino e sincero, ma inevitabilmente lineare e poco profondo, degli Stereophonics. Infatti, delle quattro date che si sono succedute a Milano nel long-week-end, sarebbe certamente stata la quarta scelta dopo gli Eels, i Turin Brakes ed anche gli Spoon, ma un po’ è necessario adattarsi agli spazi di cui si dispone, un po’ mi sembra di aver capito che qualcuna non fosse del tutto insensibile al “carisma” di Kelly Jones, e mi pare proprio che non fosse neanche l’unica, a giudicare dalla composizione del pubblico.
In generale, aldilà degli impietosi confronti (comunque iniqui perché si tratta di due generi completamente diversi), mi pare che i ‘Phonics il meglio l’abbiano già fornito, e la apprezzabile verve di Kelly Jones, in mancanza di un adeguato supporto da parte di bandmates all’altezza della situazione, da sola non è sufficiente a mantenere il gruppo a livelli di assoluta eccellenza.
Ieri sera una parziale attenuante può essere invocata nella acustica tutt’altro che ottimale del Rolling Stone, e comunque l’energia scaturita dall’asciutto trio chitarra/vocalist – batteria – basso in alcuni passaggi non è stata per nulla trascurabile.
I brani che più ho apprezzato sono stati Maybe Tomorrow (da You Gotta Go There To Come Back, eseguita in versione solo – guarda caso – da Kelly Jones) e Step on My Old Size Nines (da Just Enough Education to Perform), nonché The Bartender and The Thief e Just Lookin’ (entrambi da Performance and Coctails), quindi due dei bis: Traffic (dall’esordio Word Gets Around) e l’inevitabile Dakota (singolo dell’ultimo album Language. Sex. Violence. Other?) che ha degnamente chiuso il set dei gallesi.

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