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"Are You a mod or a rocker? I'm a rod!"

Paul Weller

Paul Weller - As Is Now

Fare un accenno al profilo di Paul Weller e della sua carriera è impossibile, oltreché probabilmente inutile. Basta richiamarsi alla definizione, ormai universalmente riconosciuta di Modfather che –guardacaso – è anche il titolo della miglior biografia che lo riguarda. Difficile invece trattenersi dal dilungarsi a riguardo di come questo simpatico quarantasettenne (!) abbia inciso sulla mia formazione musicale. Se ero riuscito a mantenere un minimo di contegno nel periodo che lo ha visto affermarsi con i The Jam, è con i The Style Council che mi sono definitivamente perso. Diversi supporti originali di Cafè Bleu e Our Favorite Shop sono stati sacrificati attraverso la totale usura degli stessi, nelle più svariate forme, dai vinili alle musicassette, per poi passare a diverse edizioni di cd, e per fortuna che adesso sono disponibili in best-buy. Giocatomi così gli anni ’80 (e approfitto per esprimere totale riconoscenza per quello che – anche – grazie a lui NON sono diventato), anche negli anni ’90 non ha voluto farmi mancare la sua preziosa guida spirituale, che ho assimilato attingendo dai suoi album da solista che hanno raggiunto le vette di ispirazione in Wild Wood e Stanley Road. Proprio da Stanley Road estrapolerei una delle tracce che lo possa rappresentare appieno, quella You Do Something To Me alla quale spetterebbe di diritto l’ouverture della playlist da camera (hem, si, quella playlist sensuale di cui si parlava tempo fa, così difficile da selezionare).
Comunque, per farla breve, adesso il buon John William (vero nome – ma John Weller non andava altrettanto bene di Paul Weller?) ci serve su un piatto d’argento, dopo averci tenuti in caldo con il disco di cover Studio 150 dell’anno scorso, un nuovo [aggettivo adulativo a piacere] disco: As Is Now, ovvero il rock’n’soul che lo contraddistingue espresso ai suoi livelli migliori: Non facciamoci ingannare dall’improbabile doppiopetto gessato della copertina, Paul non si è imborghesito, rimane quello che è stato il punto di riferimento di tanti dei gruppi per cui sbaviamo (o – per lo meno – abbiamo sbavato). Ed in quello che sembra essere una sorta di effetto volano, Weller confessa di aver ritrovato ispirazione ed entusiasmo creativo nell’ascoltare la nuova ondata di band anglosassoni, nominando espressamente Kaiser Chiefs, The Dogs, Subways e Kings Of Leon (Aha, ancora!). A parte le due tracce già circolate con largo anticipo, la sincopata From The Floorboars Up ed il singolo Come On/Let’s Go, rimango conquistato da Blink And You’ll Miss It, sono pronto ad innamorarmi di nuovo sulle note di Savages nonché della seguente Fly Little Bird; sono due brani distinti, ma credo che non debbano essere scissi. E prima di chiudere c’è ancora tempo per una Bring Back The Funk part 1&2 che prende decisamente il controllo del capo che inizia ad ondeggiare a ritmo, mentre riff maliziosi annullano le residue speranze di mantenere un minimo di oggettività nei confronti di un disco che mi farà parecchio compagnia quest’autunno.

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